Da dove cominciare

English translation follows

Io credo che esistano sostanzialmente tre tipi di oggetti nell’ambito del retrocomputing: i pezzi normali, i pezzi impossibili e le trappole. I pezzi normali sono quelli che, a prescindere dalla rarità, possono ragionevolmente essere rimessi in funzione con un po’ di attenzione e pochi attrezzi a corredo. Pensiamo, ad esempio, ad un qualsiasi Commodore oppure ad un Sinclair o ad un Tandy Radio Shack: se l’oggetto funziona, è sufficiente procurarsi una TV o un monitor con ingresso video composito e il gioco è fatto. Se non funziona, si possono trovare pezzi di ricambio. Ci sono poi i pezzi impossibili, quelli totalmente fuori standard, per i quali occorre procurarsi tutta la postazione di lavoro altrimenti non ci si fa nulla. Pezzi, peraltro, che è difficile trovare sia in buono stato che per recupero pezzi.

E poi ci sono le trappole: io credo che i sistemi NeXT siano in questa categoria.

Tecnicamente sono macchine piuttosto recenti (ricordiamo la recensione di MC Microcomputer del 1992) e dotate di hardware ben noto: CPU Motorola 68040, dischi SCSI, porta Ethernet. Teoricamente riesumare la macchina economica della serie (la NeXTStation N1100) dovrebbe essere più o meno equivalente a recuperare un vecchio 486: non possiamo aspettarci di usare le schede video di oggi o le porte USB, ma pian piano ce la si fa. Quantomeno, il monitor VGA sarà sufficiente. Con la NeXT le cose cambiano.

Nell’iniziare il recupero della mia NeXTStation ho fatto una lista delle criticità da affrontare, seguendo un ordine mentale banale ma funzionale: ammesso che l’hardware sia ok, occorrono i dischi di sistema.

  • DISCHI DI INSTALLAZIONE. La maggior maggior parte delle macchine NeXT che si trovano su eBay (o altrove) arrivano con sistema operativo preinstallato. Spesso il venditore consente anche la scelta della versione di sistema (solitamente NeXTStep 3.3 o OpenStep 4.2). Qualcuno fornisce una copia dei dischi di installazione, ma non è  così frequente (e non ho mai visto qualcuno che fornisca i dischi originali). Ammesso, dunque, di aver recuperato da qualche parte una macchina NeXT, prima di fare qualche prova potenzialmente distruttiva, è meglio procurarsi i dischi di installazione del sistema operativo. Qualsiasi errore sul sistema preinstallato o – peggio ancora! – la rottura del disco rigido renderebbero la macchina irrimediabilmente inutilizzabile. Io ho trovato un pacchetto CDROM + floppy originali (e sigillati!) di NeXTStep 3.0. Da questi ho iniziato l’avventura.
  • BACKUP. Recuperati i dischi di installazione, ho pensato fosse opportuno farne una copia fisica di sicurezza e una copia immagine su un disco “moderno”. Trattandosi, infatti, di supporti che hannno una ventina d’anni, è consigliabile non farci troppo affidamento, specie pensando ai floppy che si basano su una tecnologia magnetica e su un supporto non esattamente robusto. Se fare la copia di un CD non è un problema, lo stesso non avviene per i floppy: essendo i PC moderni privi di lettore per floppy disk, è consigliabile procurarsi un floppy disk drive USB, con cui effettuare immediatamente una copia immagine del disco.
  • CDROM DRIVE. Supponendo di aver trovato workstation e dischi originali del sistema operativo (opportunamente protetti su una copia di sicurezza), occorre equipaggiarsi di lettori opportuni. Come detto, il sistema operativo si installava da floppy e CD. Mentre il drive per floppy disk è presente in tutte le macchine NeXT, il lettore CD è presente solo nel costosissimo NeXT Cube ed assente nelle NeXTStation. Occorre, dunque, trovare un lettore CDROM SCSI da connettere alla workstation. Non è cosa banale nel 2015. Agli inizi degli anni ’90, infatti, avere dei lettori CD e per di più SCSI non era così comune. Nello stesso periodo, giusto per fare un confronto, DOS e Windows si installavano da floppy, idem OS/2. Il drive deve essere di tipo SCSI2, compatibile con la porta posteriore della NeXTStation. Se il CDROM drive è stato poco usato e trattato bene, c’è da augurarsi che continui a funzionare per molti anni. Al massimo potrebbe essere necessario aprirlo per pulire la lente, ma non dovrebbero esserci problemi macroscopici (e irrisolvibili) di lubrificazione tipici degli hard disk.
  • STORAGE LOCALE. Si arriva al terzo scoglio: la memoria di massa locale. Le macchine NeXT montano dischi SCSI 50pin, con taglio massimo (di fabbrica) da 400MB e possibilità di gestire dischi con dimensione massima di 4GB. Se non è impossibile trovare dei dischi SCSI (non SAS, ovviamente), più difficile è trovarli di tagli piccoli. Ammesso di trovarli, poi, occorre augurarsi che la meccanica non ceda in poco tempo. È dunque necessario fare una certa scorta di hard disk dell’epoca e possibilmente attrezzarsi con dei cloni (periodici?) su storage recente, da utilizzarsi per ricreare il sistema su dischi sostitutivi.

Nel prossimo articolo parlerò dei supporti originali e della realizzazione delle copie di sicurezza.

 


I think there are three kind of objects in the retrocomputing world: [TO BE COMPLETED]

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